“Domattina all’ora della visita, quando senza alcun lessico tenterete di comunicare con questi uomini, possiate voi ricordare e riconoscere che nei loro confronti avete una sola superiorità: la forza”.
Antonine Artuad
A Monte Mario, il nostro quartiere di Roma, c’è stato, per oltre sessant’anni, il manicomio più grande d’Europa. Il Santa Maria della Pietà è inserito all’interno di un magnifico complesso architettonico con uno splendido parco di 27 ettari, fra viali e varietà botaniche, in cui oggi spesso andiamo a passeggiare. Oggi che i cancelli sono aperti.

Piacere, strano!
Fra i ricordi della mia infanzia ci sono le persone strane che si potevano incontrare per le strade. E dico strane specificatamente, è un appellativo che rende l’idea e può combaciare con molte cose: particolare, alternativo, artistico, melanconico, ansioso, aggressivo, a volte ribelle, altre volte ancora “non allineato” o semplicemente sensibile. In sostanza strano non vuol dire nulla, dice tutto e non dice niente, dice soltanto che c’è qualcosa da scoprire! Per questo, quando sento la parola “strano” io mi incuriosisco.
A Monte Mario c’erano loro, gli strani. Solo qui da noi, non in altre zone della città. Nel 1978 con la legge 180 si disponeva la chiusura dei manicomi. Si aprivano i cancelli che, per Basaglia, significava aprire le nostre teste cosiddette “normali”.
“La follia è una condizione umana. In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione. Il problema è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia, invece incarica una scienza, la psichiatria, di tradurre la follia in malattia allo scopo di eliminarla. Il manicomio ha qui la sua ragion d’essere”.
Franco Basaglia

Una storia che ne contiene centomila
Oggi il Santa Maria si è ripopolato, in parte; ci andiamo per correre oppure per giocare al parco giochi, andiamo a rinnovare la carta di identità al Municipio, ci mettiamo in fila al consultorio oppure per fare una visita oculistica o semplicemente ci andiamo per respirare. Un tempo c’erano solo medici, infermieri e loro, tantissimi pazienti. Qui vivevano fino a oltre 2000 persone, gli uomini separati dalle donne ma in un insieme disomogeneo per “patologie” ed età. Arrivavano con un certificato attestante o uno stato di pericolosità o atteggiamenti scandalosi. Il loro internamento li precludeva ad ogni ascolto, ad ogni sguardo.
Una storia che ne contiene centomila.
Mi immagino quel bassetto di Vittorio Emanuele III che il 31 maggio 1914 arriva fin quassù, a Monte Mario, località Sant’Onofrio, all’epoca niente più che una zona di campagna, ad inaugurare l’enorme complesso ospedaliero, utile a tenere reclusa la follia, più lontana possibile dal centro della grande capitale d’Italia.
Più difficile è immaginare cosa avvenisse all’interno, donne e uomini separati dal mondo, dalle famiglie, persino dalle loro cose, trattenute all’ingresso in “fagotteria”.

Il Museo Laboratorio della Mente
C’è un luogo che prova a raccontarci cosa è stato il Santa Maria e, più in generale, cosa è stata la malattia mentale fino alla rivoluzione compiuta da Franco Basaglia. Si chiama Museo Laboratorio della Mente ed è un piccolo e prezioso spazio “narrativo” allestito all’interno del padiglione VI dell’ex-manicomio. Grazie alla collaborazione di Studio Azzurro, una storica e geniale formazione artistica di creativi multimediali, varcando la soglia si inizia a comprendere, si riflette su normalità e devianza, si guarda dritto in faccia ad uno dei più crudeli meccanismi di segregazione sociale. Nel 2010 il museo ha vinto il premio Icom Italia come Museo dell’anno per “l’innovazione e l’attrattività nei rapporti con il pubblico“.
Poche vetrine, didascalie, opere appese alle pareti, documenti d’archivio o altro genere di cimeli storici.
Un museo che non vuole intrattenere o indottrinare nessuno, ha un’ambizione più grande: condurre a compiere un’esperienza di alienazione, di alterazione della percezione. Il percorso è studiato per consentire un’immedesimazione, il processo più difficile da compiere verso quello che consideriamo altro da noi. Da parte mia non descriverò oltre, le installazioni presenti offrono esperienze da vivere, sono una sorpresa custodita in questo piccolo scrigno nel parco del Santa Maria.
(In fondo a questo post vi lasciamo tutte le info, i contatti e gli orari di visita del museo e… anche una proposta divertente!)

Esempi belli, Laboratorio Zanzara
Non saprei dire se è stato un caso, il destino o qualche altro artefice occulto, fatto è che più volte ho avuto modo di incontrare sulla mia strada i temi del disagio psichico.
Dal balcone di casa Gualandi vediamo le cime degli alberi del parco del Santa Maria, sono la cosa più bella che vediamo da qui. Passando dal reale al virtuale, scorrendo le pagine social, non so perché ma, anche qui, l’occhio sceglie e si ferma ancora una volta su cose belle legate proprio a questi temi.

L’ultimo incontro?!
Il Laboratorio Zanzara di Torino. Con loro un colpo di fulmine per grazia e bellezza, un progetto di integrazione sociale in cui ad educatori si affiancano grafici e designer.
Ditemi voi come si può resistere ad un manifesto con su scritto “Odio le polpette poche” o ad una mongolfiera in cartapesta giapponese decorata ad acrilico?! Ve lo dico io, non si può! Laboratorio Zanzara è un bellissimo esempio, per fortuna ce ne sono tantissimi di esperimenti simili; oggi gli strani sono al centro di rapporti dialettici, come tutti.
Mi piacerebbe se questo quartiere di Roma, così lontano dal centro cittadino e in cui i vari tentativi di ricongiungerlo ad esso continuano ad essere poco incisivi (qui non arriva la metropolitana ma una linea ferroviaria inaugurata nel 1916), si facesse carico e vanto della propria storia, che la ricordasse, che la considerasse patrimonio immateriale da tutelare e da riconsiderare.
La periferia e il suo patrimonio immateriale
Cosa significa?!
Significa capire che la stranezza è energia sana per il futuro, intrisa com’è di pensiero laterale, di immaginazione, di fantasia, di diversità.
Orgogliosamente e temerariamente, per sempre, strani.
Per noi Gualandi, cresciuti qui, l’identità vuol dire anche questo, cercare nella nostra periferia il valore della sua storia che non per forza è quella scritta dai grandi protagonisti ma può essere quella fatta da chi viene comunemente considerato un ultimo, un perdente, un diverso.
Mentre le amministrazioni competenti non sono riuscite ancora a partorire un progetto integrato di riutilizzo del bellissimo complesso architettonico, noi invitiamo tutti a guardarsi dentro, da vicino vicino, a trovare in se stessi la propria piccola o grande stranezza e a fargli subito una carezza, a ringraziarla per esserci, nonostante tutto l’apparente bisogno di normalità.
“In questo momento, tesoro, il mondo vuole che ci adeguiamo, e per adeguarci dobbiamo essere come tutti gli altri.
Ma papà dice di non vergognarci dei nostri poteri, i nostri poteri ci rendono speciali. Tutti sono speciali, Flash. Che sarebbe come dire che non lo è nessuno”.
Dal film di animazione “Gli incredibili, una normale famiglia di supereroi”
Che ne dite un sabato del 2019 di una visita di gruppo al Museo della Mente?! Se l’idea vi piace scriveteci alla mail info@officinegualandi.it altrimenti ecco tutte le info utili:
Orari
Da lunedì a sabato ore 9:00 – 17:00
Chiuso domenica e festivi
La biglietteria chiude un’ora prima del museo
Biglietti
INGRESSO INTERO: 7€
INGRESSO RIDOTTO: 5€
studenti di ogni ordine e grado
INGRESSO GRATUITO: minori di 12 anni; disabili e accompagnatore; soci ICOM; giornalisti con tessera di riconoscimento valida; dipendenti ASL Roma 1
VISITA GUIDATA: 10€
Per gruppi e su prenotazione telefonica da lunedì al venerdì dalle 09.30 alle 13.30
tel. 06 68352927/2807
prenotazioni@museodellamente.it
VISITA GUIDATA RIDOTTA: 7€
studenti di ogni ordine e grado
Dove siamo
Il Museo Laboratorio della Mente è situato nel Padiglione 6 , Piazza S. Maria della Pietà n. 5 – Roma


